Cento secondi in una vita.

"ROMANZO"

“Durante una delle mie nmila sedute di psicoterapia,
la dottoressa mi domandò:
«Ha l’impressione di chiedere troppo al suo corpo,
alla sua mente, alla sua persona?».
Lì per lì mi sembrò una domanda scontata. Banale.
Poi chiusi gli occhi.
E mi apparve un modo così romantico
di domandare a me stesso:
“Ti sto chiedendo troppo?”.
E la risposta fu immediata, fulminea. Secca.
Come una fitta tra le costole dopo un respiro profondo.
“Sì. Era ora che te ne accorgessi. Brutto stronzo.”
Non abbiate vergogna mai di chiedere aiuto.
Di raccontarvi a qualcuno che sappia ascoltare.
A voi stessi.
Il “troppo tardi” esiste. Io lo sto ancora pagando.
E quando arriva può far male. Parecchio male.
Cambiare è difficile. Cambiare è impossibile,
però si può fare. Fermatevi un istante prima.
Che il rimedio non è nella rabbia.
Non è dentro al fumo. Non è nel bicchiere.
Quella è la via semplice. La discesa. La scorciatoia.
Quella è la vigliaccheria.
E la solitudine è amica
“fino a quando riuscite a tenerla per mano.
Romantici si diventa per necessità.
Quando un giorno ti accorgi che il cuore non si riposa mai.
E non perché non vuole. Ma perché non lo sa fare.
Proprio come i poeti.
Proprio come chi non ha mai smesso
un solo istante di lottare.
Si può essere eroi senza farsi ammazzare.
Smettetela di girare a vuoto.
Se il bagaglio si è fatto pesante, lasciatelo andare.”