stai morendo dalla voglia di toccarmi le tette

– Ripensavo al primo giorno in cui siamo usciti.
– (Ecco…)

– Sì, insomma. Sei stato impeccabile fino a quando hai d…
– Ancora con la storia delle tette troppo grandi? Ma ne
abbiamo già parlato.

– Sì, ma a me fa troppo ridere. Come avevi detto? Dimmelo
bene però, eh?

– Ho sonno Mari. Ma non la smetterai fintanto che non te lo
dirò, dunque… Avevo detto:
«Ma più d’ogni altra cosa vorrei metterti le mani addosso
nell’unico modo concesso ad un uomo per amare una donna»
Poi dettagliando ulteriormente ma non generalizzando
senza por tempo di mezzo aggiunsi:
«C’è sempre e solo un buon motivo
per mettersi le mani addosso.
Uno solo.
Sentire un brivido
percepirlo all’unisono
grazie a un linguaggio universale.
L’unico riconoscibile e riconosciuto
da:
Venere e Marte
Psiche e Cupido
guerra e pace
tasche e amore.
È quel brivido che traccia l’arrivo ad un confine
dove ogni sensazione cede il passo al suo contrario negando
se stessa.
Così il dolore accarezza il piacere
la follia deride la normalità
la passione si veste da rabbia
indossando il suo abito più scuro e succinto».
Poi, presi fiato per non morire.

– E io?
– E tu hai risposto:

«Stai morendo dalla voglia di toccarmi le tette, vero?»

– Io ho sospirato scuotendo la testa. Stronza.
Però poi
quando sei andata via
con lo sguardo
ti ho seguita ancora un po’.
Perché non ti sentissi sola.
Perché da quel momento in poi
sapessi che mi sarei preso cura della tua felicità
del rovescio dei tuoi pensieri
e dei tuoi occhi.
Mi sarei preso cura di noi.
Poi ti ric…
Ehi? Ma ti sei addormentata?
Ecco perché me lo richiedi ogni volta.
Perché finisce sempre così
che ti addormenti.
Sorridi.
E io mi metto a guardarti come si guarda un dipinto.
Col desiderio di non comprenderlo mai fino in fondo.
Col desiderio di urlare la sua bellezza, in tutti gli angoli del mondo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *