grazie Charles

Ero seduto al bancone del pub a bere della pessima birra annacquata.
No, state tranquilli.
Non c’entra niente Bukowski.
L’ho sentito l’altro giorno.
Mi ha detto: con questi social non me la passo molto bene.
Mi infilano ovunque.
Sotto i selfie degli addominali, ultimamente.
Io ho fatto cenno con la testa, di comprendere.

– Scusami Charles. Posso farti solo una domanda.
– Dimmi pure.

– Ma quando hai scritto: “Siete tutti così bravi, siete tutti così fighi, siete tutti così giusti eppure là fuori il mondo è ancora pieno di gente di merda”. A chi ti riferivi precisamente ?
– A chi è solito sproloquiare, precisamente, ma anche a chi si ostina a voler scrivere poesie, rubando tempo al tempo.

– Ah, ok. Questo secondo passaggio è interessante.
– Se lo si comprende, sì.

– E’ vero che avevi molti nemici che ti volevano uccidere ?
– E’ così.

– Anche io ne ho diversi. Ultimamente aumentano in proporzione a ciò che scrivo.
– E vogliono ucciderti ?

– Non lo so.
– Prima o poi lo scoprirai.

– Grazie Charles. Ciao.
– Ciao.

Comunque, dicevo.
Ero seduto al bancone del pub
a bere della pessima birra annacquata.
Come di consueto accade
in circostanze come questa
arriva lei.
E come di consueto accade
in circostanze come questa
tra me e me penso:
<<Ora ci guarderemo fissi negli occhi, per un istante, poi mi dirà qualcosa del tipo: vorrei sapere dei tuoi pensieri, come d’un fiume il guizzo d’eleganza che lo muove e lo perpetua.>>

– E’ tua la punto in seconda fila ?
– Eh ? Ah. Sì, sì! E’ la mia.

– Dovresti spostarmela che non riesco ad uscire.
– Non vuoi sapere nulla dei miei pensieri ? Il guizzo d’eleganza.. il fiume, che lo muove.. no..

– Ma di cosa parli ? E’ tua la punto blu mezza accartocciata in doppia fila davanti ai cassonetti ?
– Vabbè dai, adesso accartocciata mi sembra eccessivo. Diciamo che sopporta con stile l’angusto divenir del tempo.

– Ok. Allora è tua la punto in doppia fila davanti ai cassonetti, che sopporta con stile l’angusto divenir del tempo ?
– No. Non lo è.

– Due minuti fa mi hai detto il contrario.
– Ti stai innervosendo ?

– Parecchio. Non mangio da questa mattina e ho preso tre caffè. Credimi, fossi in te, non me la rischierei ulteriormente.
– Si ma vedila così. Io non sono il proprietario della punto, però posso aiutarti a cercarlo.

– E se è grosso una cifra ?
– Quanto grosso ?

– Come la primavera che gli cade addosso.
– In quel caso scapperemo a più non posso. Oppure gli tireremo un osso dentro a un fosso.

– Scrivi poesie ?
– Sì.

– Pure io.
– Mi verrebbe da dire che sono felice di questo. Ma debbo mantenere un profilo basso.

– E’ tua la punto in seconda fila davanti ai cassonetti ?
– Può darsi.

– Com’è questa birra ?
– Buonissima.

– Sembrerebbe annacquata.
– Fidati.

– Fa schifo.
– Infatti.

– Mai fidarsi dei poeti.
– Hai ragione. Si fingono innocenti, poi, uccidono di bellezza il tempo.

– E annacquano le birre di ricordi.
– Già.

– E’ tua la punto in doppia fila ?
– Non lo so. Potrebbe essere. Ma ho un problema con le targhe. Compresa la mia. Non sarei in grado di riconoscerla.

– In teoria, se hai una macchina, hai anche delle chiavi.
– Le perdo spesso.

– Una domanda. Io come ci torno a casa ?
– Una risposta. Ho una bici parcheggiata in prima fila, appena fuori l’ingresso. Quanto pensi si dovrebbe pedalare per giunger sani e salvi, al fin della tenzone ?

– Non più di venti minuti, tagliando per la stazione.
– La rima finale è voluta ?

– Certo.
– Ok.

– Se non sei un serial killer, il mondo, ha ancora una speranza.
– E’ un complimento ?

– No. E’ più un salto con l’asta oltre questa assurda conversazione.
– Bè. Lo immaginavo.

Poi il padrone della punto arrivò davvero. E Dio sa, quanto avrei voluto essere io.
Uscì da uno di quei fottuti privè che tanto vanno di moda adesso, nei pub vicino alla stazione.

Si avvicinò e mi disse: dai, ti ha detto bene. Non è nemmeno un energumeno, assetato di sangue.
Mi diede un bacio sulle labbra. Ma fu il sorriso subito dopo ad impiccarmi il cuore.
Poi corse via.

Charles direbbe:

Mi hanno piantato dentro così tanti coltelli che quando mi regalano un fiore all’inizio non capisco neanche cos’è. Ci vuole tempo.

Ed io risponderei:

Mai fidarsi dei poeti.
Si fingono innocenti
poi
uccidono
di baci
il tempo.

2 commenti

  1. Ugi

    Dovresti sapere quanto mi strapazzi l’ anima… ora lo sai…e non fingerti innocente… non mi fido… sei un poeta.

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