ci sei rimasta tu

Di cose belle in giro
per le strade
nelle case
dentro ai pub
nelle macchine
di cose belle
che giravano
quando ero un bimbo attento
dai capelli lunghi
e gli occhi grandi
con poco interesse al calcio
e una buona predisposizione
al dialogo e al silenzio
di cose belle dico
che c’erano a quel tempo
non è rimasto niente.
Niente
a parte lei.

Era la più bella dell’asilo (diceva mia mamma, argutamente)
Era la più della del liceo (dicevano tutti, apertamente)
Era la più bella del creato (dicevo io, senza esserne sicuro, indubbiamente)

L’ho rivista
qualche sera fa
entrare in pizzeria
accompagnata
da un tipo figo
alto
con le spalle larghe
e lo sguardo serafico.
Sembravano felici
a giudicare
dall’appetito.

Tra noi non andò bene.
Scrivevo troppo
dormivo poco
lasciavo appese ovunque
le chiavi del mio cuore.
Talvolta anche quelle di casa
e (spesso) della macchina.

Bestemmiavo con indiscutibile estro.

Una notte dimenticai
il cofano dell’Y10 aperto.
Nessuno se ne accorse.
La mattina seguente
un gatto rosso mi ringraziò
per aver dormito al caldo
tra una pila di libri
e una cassetta di birra Moretti.

Gli chiesi: è vero che i gatti rossi sono tutti maschi ?
Rispose: è vero che i poeti preferiscono il dolore alla felicità ?

– Uno pari ?
– Uno pari.

– Buona vita. Vieni pure a riposare quando ti va.
– Grazie. Lo farò.

– Ciao eh.
– Miao.

Tornando a lei
mi piaceva quel modo scellerato
che aveva
di passare dalle carezze all’amore
semplicemente alzando la gonna.
Era solita dire:
dopo la quarta volta in un giorno
si parla di sequestro.
Ed io la sequestravo spesso.

Sciorinava con destrezza
cinque idiomi
nonostante lavorasse
part-time in uno degli
Yamamay del centro.

A distanza di anni
mi capita ancora
di trovare in giro
un paio di slip
delle calze
un reggiseno.
Qualche pigiama.
Rinunciai ai nostri sogni
come si rinuncia
ad un bel fiore
impossibile da coltivare.
Questioni di clima
forse
o di volontà
direbbero gli esperti.
Sta di fatto
che credetti seriamente
di morire
il giorno in cui lasciò
il nostro appartamento
in via dei Sabelli
quarantatrè.

Non credo fosse lì
seduta
con l’intento di assistere
ad un mio spettacolo.
Penso piuttosto
ad un’ammirevole coincidenza.
Le tirai due baci
cercando di non farmi notare
dall’uomo figo.
Uno andò a segno.
L’altro rimase nudo
sul palmo della mia mano.

Immaginò lei.
Immaginai anch’io.

Fu bello leggere il suo sguardo.
Ne impiegai di tempo
prima d’imparare.
Credo volesse dire
“ se è servito perdersi
per rincontrasi qui
allora
bentrovato al nostro
addio che un giorno
ci insegnò il coraggio
di rischiare “

Comunque
entrai nel bagno
per sciacquarmi il viso
come sempre
prima d’iniziare un reading
ed augurarmi
in bocca al lupo.
Il rubinetto mi schizzò
acqua ovunque
riducendomi
ad una sottospecie
di straccio bagnato
parlante.

Uscii
prendendo posto sul palco.
Si fece un bel silenzio
tra il pubblico.
Qualcuno s’accorse
del curioso inconveniente
e prese a ridere.
Feci altrettanto.
Controllai ci fosse ancora
la sua curiosità.
C’era.

Cambiai la prima poesia
recitando quella che iniziava con:
“La trovo nel bagno.
Addosso ha solo una mutandina rossa
e una camicetta nera.
La sta allacciando.
Mi guarda, poi torna a fissare lo specchio.
– Buongiorno.
Sorride.
No. Sorride anche lo specchio.
La stanza. La città. Il mondo.
Penso a quando l’ho vista per la prima volta. Ha qualche ruga in più e un po’ di anni in meno.
– Buongiorno principessa.” Eccetera, eccetera.

Applaudirono in molti.
Lei sorrise esattamente
come nella poesia.

L’esibizione terminò da lì a un paio d’ore.
Mi incamminai verso il banchetto dei libri
improvvisato su una botte formata
da tanti tappi di sughero incollati.
Arrivò il suo turno.
Disse solo: posso chiedere una dedica ?
Risposi io con un cenno della testa
a sottolinearne l’importanza.

Presi la sua copia
voltai le prime tre pagine
e scrissi:
“Se solo ti dicessi
che in tutti questi anni ti ho pensata
solo mentirei ad entrambi.
No.
In tutti questi anni ti ho
veduta
tra i cieli di passaggio
alle pareti spoglie
della notte.
Se solo ti dicessi
che in tutti questi anni ti ho sognata
solo mentirei ad entrambi.
No.
In tutti questi anni ti ho
perduta
perché un giorno
potessi raccontarmi
che bel guaio è
avere un’anima
che vive
ed ogni volta
che perde l’equilibrio
ama.”

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